11) Schopenhauer. Vita e morte.
A. Schopenhauer osserva che nulla nella vita  certo come la
morte, e che il presente si trasforma continuamente in un passato
che non c' pi.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, I, 57
(vedi manuale pagina 130).

Ma il presente si trasforma continuamente in passato fra le sue
mani: l'avvenire  del tutto incerto e sempre breve. E' dunque la
sua esistenza, anche se esaminata soltanto dal punto di vista
formale, un continuo precipitare del presente nel morto passato,
un continuo morire. Ma ora guardiamola anche dal punto di vista
fisico;  chiaro che, come il nostro camminare non  notoriamente
nient'altro che un cadere continuamente trattenuto, cos la vita
del nostro corpo  soltanto un morire continuamente trattenuto,
una morte sempre rinviata: nello stesso modo, infine, l'attivit
del nostro spirito  una noia continuamente allontanata. Ciascun
respiro allontana la morte sempre incalzante, con la quale in
questo modo noi lottiamo ogni secondo; e cos di nuovo a maggiori
intervalli con ciascun pasto, ciascun sonno, ciascun
riscaldamento, e cos via. Alla fine la morte deve vincere:  ad
essa, infatti, che apparteniamo, per il semplice fatto di essere
nati; essa gioca soltanto un po' di tempo con la preda, prima di
inghiottirla. Nel frattempo continuiamo la nostra vita con grande
interesse e molta cura, fin quando  possibile, come si gonfia il
pi a lungo e il pi ampiamente che si pu una bolla di sapone,
pur con la ferma certezza che scoppier.
La vita dei pi altro non  se non una continua battaglia per
l'esistenza, con la certezza della sconfitta finale. Quello poi
che li fa continuare in questa battaglia cos difficile non 
tanto l'amore per la vita, quanto la paura della morte, di quella
morte che tuttavia sta inevitabile sullo sfondo, e pu giungere ad
ogni momento. La stessa vita  un mare pieno di scogli e di
vortici, che l'uomo si sforza di evitare con la massima cura e
prudenza; pur sapendo che, anche quando, con ogni sforzo e
abilit, riesca a scamparne, proprio per questo egli indirizza il
suo timone in linea retta verso il pi grande, totale, inevitabile
e irreparabile naufragio: verso la morte: questa  la mta finale
del faticoso viaggio, molto peggiore per lui di tutti gli scogli,
ai quali  sfuggito.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 641-643.
